La Piramide Alimentare SOSTENIBILE

CAMBIAMENTO CLIMATICO ED ALIMENTAZIONE SOSTENIBILE: UNA CHIAVE PER FRENARE L’EMERGENZA

 

Avete mai fatto caso al fatto che siamo in grado di preoccuparci solo dei pericoli imminenti, delle cose che accadono sotto i nostri occhi e delle quali possiamo intuire le conseguenze? Facciamo invece molta più fatica a rispondere a qualcosa che avviene gradualmente e i cui danni si manifestano nell’arco di un tempo più lungo.

E’ stato così anche per il Covid-19, se ci pensate: fintanto che il virus era confinato in Cina o che i contagi nel nostro Paese si contavano sulle dita di una mano, (quasi) nessuno aveva percepito il reale rischio, reagendo di fatto solo quando il virus ha messo in ginocchio il Nord Italia.

Ed è per lo stesso “vizio mentale” che tendiamo a sottostimare i danni che ogni anno le nostre scelte recano alla salute del nostro pianeta.

 

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E’ ANCORA UN PROBLEMA

 

Un anno e mezzo di pandemia ha (giustamente?) fatto spostare il focus, distogliendo le attenzioni di popolazione e media da un fenomeno che non ha però cessato di procedere inesorabile, a piccoli (ma neanche troppo) passi.

Nonostante una serie di “nonostante”: nonostante gli ammonimenti della comunità scientifica internazionale, gli sforzi delle Nazioni Unite e l’effetto dei vari periodi di lockdown del 2020 (che hanno fatto registrare un piccolo quanto momentaneo rallentamento della crisi climatica).

 

ALCUNI NUMERI DI UN’EMERGENZA REALE

Perché le emissioni globali di gas serra (responsabili del surriscaldamento globale) sono tornate rapidamente a risalire a fine 2020, così come le temperature, di conseguenza.

Secondo gli esperti negli ultimi 30 anni (!) sono stati rilasciati in atmosfera più gas serra di quelli prodotti in tutta la precedente storia dell’umanità, provocando un innalzamento delle temperature medie di oltre 1°C.

Che può sembrare poco, ma così non è: continuando al ritmo attuale (50 miliardi di tonnellate di gas serra rilasciati in atmosfera ogni anno), il budget di carbonio che resta a disposizione per limitare il surriscaldamento a 1,5°C (limite fissato nell’Accordo di Parigi, ratificato da 188 Paesi) sarà esaurito in poco più di 7 anni e in meno di 25 anni si arriverà ad un rialzo di 2°C, deleterio per l’equilibrio climatico.

 

 

UNA GIORNATA PER CONOSCERE, CAPIRE ED AGIRE

In questo quadro di silente emergenza oggi, 5 giugno, ricorre come ogni anno il World Environment Day, la Giornata Mondiale dell’Ambiente rivolta alla sensibilizzazione ed all’informazione in merito al climate change ed al rispetto per l’ambiente.

 

A partire dal 1974, ogni 5 giugno trovano spazio in ogni parte del mondo le iniziative di numerosi esperti, enti ed attivisti impegnati, ogni giorno, nella promozione delle tematiche ambientali.

E’ grazie a questo incessante lavoro se riusciamo ad avere una percezione un pochino più marcata di una problematica che esiste per la verità da decenni e che è però sempre stato troppo sottovalutata, svalutata, rimandata.

 

 

COME POSSIAMO FARE PER INVERTIRE QUESTO TREND?

 

PARTIAMO DALLE NOSTRE ABITUDINI ALIMENTARI

Sicuramente le linee d’intervento sono molteplici, sia a livello politico che a livello sociale, in termini di attività di sensibilizzazione ma anche e soprattutto di azioni concrete che ognuno di noi può mettere in pratica. Molte di queste riguardano le nostre scelte alimentari, partendo dalla spesa fino al consumo finale degli alimenti.

 

SPRECHIAMO TROPPO

Ogni anno circa il 30% (!!) della produzione mondiale di cibo viene buttato, il 15% del quale viene perso addirittura prima che possa raggiungere il mercato all’ingrosso. Parliamo di oltre 200 milioni di tonnellate di cibo sprecato, con un impatto sulle emissioni pari a circa l’8% del totale.

Eppure delle strategie per ridurre lo spreco alimentare ci sarebbero:

  • Fare spese più piccole e consapevoli, ossia più “pensate” e meno dettate da casualità ed acquisto compulsivo: per esempio, guardiamo prima cosa abbiamo già in casa e cosa ci serve davvero, stilando una lista della spesa
  • Preparare porzioni più giuste, sulla base del nostro reale senso di fame, dei nostri bisogni e fabbisogni
  • Gestire in maniera oculata gli avanzi: quando “ci scappa la mano” la soluzione non è il pattume, ma porzionare e congelare per il futuro, riciclare per il pasto successivo o riutilizzare i cibi sotto altre forme

 

VARIAMO POCO

Le nostre scelte alimentari ricadono troppo spesso sugli stessi alimenti, a scapito della variabilità del pattern alimentare auspicata da tutte le principali Linee Guida nutrizionali e, soprattutto, a danno della biodiversità degli ecosistemi, ormai sempre più impoveriti e depauperati.

Basti pensare che su circa quattordicimila specie vegetali commestibili ne vengono consumate solo 150-200; di queste, TRE (frumento, riso e mais) coprono da sole il 60% dei consumi mondiali.

 

NON SCEGLIAMO BENE

Veniamo al punto cruciale. La strada per ridurre l’impatto ambientale a tavola passa prima di tutto da quali materie prime scegliamo.

 

Il recente rapporto speciale dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change) riporta i seguenti dati:

  • Il 37% delle emissioni globali derivano dal settore agroalimentare (considerando i cicli completi, dalla produzione allo smaltimento rifiuti), con l’allevamento che da solo incide sul 15-18% delle emissioni
  • Oltre il 70% di questa fetta di emissioni è imputabile all’allevamento intensivo di bovini
  • Il 70% dei terreni fertili sulla superficie terrestre non viene destinato alla produzione di cibo, ma appunto agli allevamenti o alla produzione di mangiami per nutrire tali animali, destinati poi al macello
  • Per la produzione di 1 kg di carne bovina occorrono 15 kg di vegetali e ben 15550 litri d’acqua, emettendo circa 60 kg di CO2 equivalenti (50 kg in più di quelli emessi dalla produzione di carne suina e di pollame)

 

DIETA MEDITERRANEA: SANA E SOSTENIBILE

 

Una indicazione su come procedere per salvare il pianeta a partire dalla tavola viene fornita dalla recente piramide alimentare-ambientale, una rappresentazione grafica che mette a confronto la celebre piramide alimentare con la piramide ambientale, prendendo in considerazione la dieta mediterranea.

 

LA PIRAMIDE ALIMENTARE

La piramide alimentare è uno strumento di educazione alimentare estremamente utile, efficace ed ormai molto conosciuto: alla base della piramide (nei settori di colore verde e giallo, nel grafico) troviamo alimenti il cui consumo è caldamente consigliato dalle principali Linee Guida nazionali ed internazionali, per vie delle numerose proprietà benefiche che caratterizzano prodotti come:

  • frutta & verdura
  • cereali e derivati (pane, pasta ecc), patate
  • legumi
  • olio e frutta secca oleosa

 

Ci avete fatto caso? Sono tutti alimenti di origine vegetale.

Man mano che si sale verso la punta della piramide (settori arancione e rosso) ecco comparire gli alimenti di origine animale, ossia quelli da consumare con più moderazione (per non aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, obesità, tumori ed altre patologie cronico-degenerative, aumentando di fatto il rischio di mortalità prematura):

  • carne (soprattutto carne rossa come quella di manzo, vitello, maiale ecc)
  • carne processata (insaccati e salumi)
  • formaggi

 

 

LA PIRAMIDE AMBIENTALE

Ideata e realizzata da BCFNFoundation (Barilla Center for Food and Nutrition Foundation), la piramide ambientaleinvece classifica gli stessi alimenti sulla base del loro impatto ambientale, generato durante le fasi produzione e consumo. Come si può notare, appare rovesciata: la punta della piramide è rivolta verso il basso ed include alimenti a basso impatto ambientale, mentre la base è in alto e racchiude quei cibi che impattano maggiormente.

*Impatto ambientale di un alimento: emissioni di gas serra (impronta di carbonio) + risorse idriche consumate e loro modalità di impiego (impronta idrica) + superficie di terreno (o bacini idrici) sfruttati (impronta ecologica) per fornire risorse ed assorbire le emissioni conseguenti ai vari processi produttivi.

 

LA NOSTRA SALUTE INCONTRA QUELLA DEL PIANETA

Guardando il confronto tra queste due piramidi si può facilmente evincere che gli alimenti a maggior impatto ambientale coincidono con quelli che andrebbero consumati con più parsimonia (prodotti animali).

Viceversa, i cibi più eco-friendly sono anche quelli più sani: parliamo dei vegetali, alimenti dovrebbero rappresentare le solida fondamenta del nostro modello alimentare.

 

TORNIAMO ALLE ORIGINI

Se volessimo tradurre questi grafici potremmo dire che la via nutrizionale da percorrere passa inevitabilmente da due punti chiave:

  • allontanarsi dalla versione moderna della dieta mediterranea, fin troppo contaminata da scorrette abitudini ed influenze socioculturali e distante dalle sue virtuose origini
  • riavvicinarsi alla VERA dieta mediterranea, ossia a quel pattern alimentare a forte rappresentanza di vegetali e con piccoli apporti di fonti proteiche animali, che ancora oggi si dimostra un modello dietetico sano, completo, equilibrato e, come visto, ecosostenibile, dove ogni alimento o gruppo alimentare può trovare spazio, senza privarsi di nulla.

 

 

 

ARIA DI CAMBIAMENTO & PROSEPETTIVE FUTURE

Di fronte a tutti questi dati la soluzione pare quindi una ed una sola: orientarsi verso modelli alimentari più vegetali, riducendo il consumo di alimenti di origine animale (carne su tutti).

 

Il che NON significa diventare per forza tutti vegetariani/vegani o non mangiare mai più carne: non è necessario aderire a modelli alimentari “rigidi e determinati” (es. seguire una precisa dieta), ma occorre “semplicemente” modificare nel tempo le proprie abitudini verso uno stile alimentare (un po’) più plant-based (banalmente? più legumi e meno carne).

 

Un vento di speranza, tuttavia, sta iniziando a tirare: la FAO ha registrato una diminuzione del consumo mondiale di carne negli ultimi due anni, unito ad una riduzione del consumo pro capite di carne registrato sempre durante il 2019 e il 2020, con stime che prevedono che il trend prosegua anche nel 2021.

 

Siamo chiamati necessariamente a continuare su questa strada ed anzi a fare di più, per noi e per il pianeta: proviamo a riflettere maggiormente sulle scelte che facciamo, provando a creare comportamenti sempre più consapevoli a partire, perché no, dalla tavola.

Forse siamo ancora in tempo per cambiare la storia, ma non c’è davvero più tempo da perdere.

 

Si ringrazia per la collaborazione a questo articolo il collega Dietista Alex Barone che potete trovare in piattaforma Nutricam per le consulenze online.

 

Alex Barone amante del cibo praticamente da sempre, nel tempo sono riuscito a trasformare questo mio grande amore in una professione!

Come dietista, ogni giorno parto da una mission: “insegnare a mangiare”, ossia riavvicinare le persone ad una alimentazione equilibrata, varia e ricca di gusto, che accolga i bisogni, le abitudini e le necessità di chi chiede il mio aiuto e che permetta di costruire insieme un comportamento alimentare sano e funzionale.

Al centro di ogni mio percorso c’è proprio LA PERSONA, non la dieta in sé: attraverso l’ascolto attivo, il confronto non giudicante e la condivisione, la persona acquisisce conoscenze e consapevolezze che la porteranno a raggiungere i propri obiettivi e soprattutto la renderanno PROTAGONISTA AUTONOMA delle PROPRIE SCELTE DI BENESSERE.

Mi occupo principalmente di educazione alimentare, dimagrimento/ricomposizione corporea e nutrizione sportiva, seguendo atleti dilettanti e professionisti di varie discipline sportive.

Mi prendo cura anche di persone che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare, lavorando in equipe con altre figure professionali.

 

 

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